| Il 31 Maggio 1860, Catania insorge contro i Borboni. Reparti di truppe borboniche armate anche di cannoni escono dal loro presidio di Piazza Università con l’intendo di disperdere i rivoltosi. Forti della loro superiorità di fuoco, si sentono abbastanza sicuri pensando di essere un buon deterrente contro un’accozzaglia mal armata ed inesperta. Ma lo schieramento borbonico non sortisce l’effetto desiderato.
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La folla inferocita si slancia con impeto contro i borboni che non aspettandosi questo attacco improvviso, fuggono all’impazzata barricandosi nel loro presidio di Piazza Università e lasciando sul posto uno dei loro cannoni. Due mortai posti sui torrioni del castello Ursino e quelli di una nave da guerra borbonica cominciano quindi a bombardare con insistenza la città. I rivoltosi sono costretti a trovare riparo, ma al contempo un pugno di rivoltosi matura il piano di utilizzare il cannone lasciato dai borbonici contro la nave. Presolo al lazos, con la tecnica dei cow-boys, intendevano piazzarlo sul parterre di palazzo Biscari che si trovava ad un tiro di schioppo. Ma non appena i rivoltosi provenienti da via Mazza, sboccavano in piazza S. Placido, diretti a palazzo Biscari, si accorgono con sgomento che due squadroni di lancieri, in fondo alla piazza Duomo, si preparavano alla carica lungo l’attuale via Vittorio Emanuele. Presi dal panico, scappano, abbandonando il cannone già carico. Una certa Giuseppa Bolognara, con grande sangue freddo, si avvicina al cannone ed improvvisa uno stratagemma che la consegnerà per sempre alla storia patria col nome di “Peppa ‘a cannunera”. Sparsa della polvere sulla volata del cannone, attese tranquilla che la cavalleria caricasse; appena gli squadroni si mossero, essa diede fuoco alla polvere sparsa sul cannone facendo così credere al nemico che il fuoco avesse fatto cilecca prendendo soltanto fuoco la polvere del focone. Si lanciarono perciò alla carica, sicuri di riguadagnare il pezzo perduto: ma, appena avvicinatisi di pochi passi, la coraggiosa donna, che li attendeva a piè fermo, diede fuoco alla carica con grave danno degli assalitori e riuscì a mettersi in salvo.
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