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I CICLOPI

Ma donde ha origine la leggendaria figura dei Ciclopi, abitanti delle caverne siciliane? Secondo alcuni a generare tale fantasia furono i resti fossili di giganteschi animali, rinvenuti proprio in queste caverne. La grande occhiaia al centro di tali teschi “altro non era che il foro nasale dell’elefantino siciliano, un cui esemplare è custodito nel museo dell’Istituto di geologia di Palermo e classificato come elephas mnaidriensis” (F. Torre, La preistoria in Sicilia). La Sicilia, infatti, durante il Paleolitico, per via del clima temperato-freddo e della sua ricca vegetazione, era abitata da una copiosa varietà di animali di cui si conservano a Trapani, presso il Museo di preistoria Torre di Ligny, numerosi resti: zanne di elefante nano, ossa di cervo, molari di ippopotamo ecc.

  

“Lo stesso Empedocle da Agrigento (492-432 a.C.) ci dice che in molte caverne dell’isola furono trovate testimonianze fossili di una stirpe di uomini giganteschi oggi scomparsa. Anche molti storici, poeti e scrittori, quali il Valguarnera, il Mongitore e il Boccaccio, ci parlano di misteriose grotte dove furono ritrovate ossa gigantesche o “ossa di Polifemo”, come diceva Boccaccio parlando di una grotta presso Trapani” (ibidem). Con il ciclope ci troviamo dinanzi ad una delle figure mitiche nate e radicate nella civiltà mediterranea dalla cui memoria culturale per secoli l’ hanno fatta emergere giganti umani: da Esiodo, con la sua Teogonia, a Omero, a Euripide, col dramma satiresco “Il ciclope”, a Teocrito, con la sua gentile ironia, a Virgilio che coglie Polifemo digrignante nell’acqua, ove “il marcio colante dell’occhio si asterse”, fino a Redon col suo pennello simbolista.

 
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